Da venticinque anni lavoriamo turisticamente con la Turchia. Mettiamo la nostra esperienza al vostro servizio.
Grazie alla sua posizione geografica, che la pone a crocevia di collegamento fra l'oriente e l'occidente, ha occupato un posto di primaria importanza nei vari periodi della storia dell'umanità. Questa terra ha visto la nascita di svariate civiltà ed è stata anche il teatro del loro evolversi nel corso dei millenni, ricevendo l'influsso di altri popoli da cui, nel corso della storia, è stata invasa. Queste ultime antiche civiltà di invasori hanno dato apporti notevoli allo sviluppo delle civiltà anatoliche, senza peraltro togliere a queste ultime, almeno sino all'epoca ellenistica, peculiarità proprie ed originali.
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La storia dell'Anatolia ha inizio nel Paleolitico, ben 600.000 anni a.C., seguita da più evidenti testimonianze del Mesolitico, (che ci portano a "soli" 8.000 anni a.C.) e del Neolitico (8.000-5.000 a.C.) con la nascita in queste regioni di un alto livello culturale ed esempi di avanzato sviluppo artistico, non ancora presenti nel vicino Oriente e nell'area dell'Egeo. Si prosegue con l'età Calcolitica (5.000-3.000 a.C.), caratterizzata dalla lavorazione artistica e per usi primari della ceramica, e con l'Antica, la Media e la Tarda Età del Bronzo (3.000-2.000 a.C.), che accentuano fortemente il progresso della civiltà dell'uomo dell'Anatolia nella lavorazione dei metalli, con un enorme progresso tecnologico. Verso il 2.500 a.C. gli Ittiti ponevano inizio ad una delle popolazioni che si rivelò fra le più progredite del mondo antico. Essi cominciarono a stabilirsi sull'altopiano anatolico formando l'impero ittita, sotto il quale, per la prima volta nella storia, si unificava tutta l'Anatolia dal Mar Nero al Mediterraneo e dall'Egeo alle zone dell'Est.
Fu di quel periodo il formarsi delle prime zone franche per il commercio, che contribuirono allo sviluppo e all'espansione delle relazioni commerciali con la Mesopotamia e con la zona del Golfo Persico. L'Impero Ittita, dopo aver occupato e dominato gran parte dell'Anatolia, scomparve verso il 1.200 a.C. a causa dell'invasione dei Popoli del Mare. Dopo ciò, l'Anatolia visse un periodo buio dal punto di vista governativo-amministrativo.
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Dopo l'XI e il X sec. a.C. si svilupparono in Anatolia altre culture: la cultura frigia nell'anatolia centrale che, ci lascia le leggendarie (ma reali) figure di Re Mida e suo padre Gordio di cui si conservano i tumuli sepolcrali, e quella di Urartu, nell'est anatolico, che diede notevole impulso alla tecnologia, soprattutto per ciò che riguardava l'architettura e l'ingegneria. Segue il periodo in cui nell'Anatolia occidentale la Lidia (700-550 a.C.), per la prima volta nella storia, cominciò a utilizzare un sistema di scambio commerciale monetario, mentre le popolazioni ioniche e le vicine Caria e Licia ponevano le basi di quella che sarebbe stata la civiltà occidentale. Poi, nel VI sec. a.C., l'Anatolia passò sotto la dominazione persiana, e, due secoli più tardi, veniva conquistata dal re macedone Alessandro Magno che estese i confini del suo potere ad est fino all'India e a sud fino all'Egitto. Con la morte di Alessandro Magno l'impero venne diviso fra i suoi generali, i quali lottarono fra di loro per la conquista del potere. Gran parte dell'Anatolia rimase sotto il dominio di Pergamo. L'ultimo re di Pergamo espresse nel testamento la volontà di lasciare il suo regno in eredità a Roma. Fu così che l'Anatolia occidentale passò sotto il dominio dei Romani. All'inizio dell'età romana (30 a.C. - 330 d.C.) l'arte rimase legata alle tradizioni ellenistiche.
Fu solamente col passare del tempo che tutta l'Anatolia arrivò a far parte dell'impero romano, ritrovando in tal modo le caratteristiche e gli stili propri della cultura romana.
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Fu proprio di questo periodo il collegamento fra le varie città anatoliche con strade e ponti, favorendo così l'accesso a tutte le regioni del Paese e verso l'Oriente. Dopo che l'Impero Romano fu diviso in due (330 d.C.), l'antica città di Bisanzio divenne capitale dell'Impero Romano d'Oriente con il nome di Costantinopoli. Ha così inizio l'età bizantina (330-1453 d.C.). L'arte bizantina acquista una propria fisionomia, pur sotto l'influsso dell'arte romana: è lo sviluppo della sintesi di questa con le nuove accentuazioni portate dal mondo cristiano. Costantinopoli divenne, sino oltre l'anno mille, il centro più importante di cultura e d'arte del Mediterraneo e molti elementi della sua arte furono trasferiti in Italia e nell'Europa Medioevale.
All'arte decadente della Roma della fine del IV sec. gli artisti bizantini infusero infatti nuova vitalità e ricchezza di significati. In particolare, l'arte bizantina sviluppò molte soluzioni originali nell'utilizzo degli spazi in architettura. La Basilica di Santa Sofia a Istanbul è l'esempio più conosciuto dell'arte bizantina.
Nell'XI sec. i Selgiuchidi estesero il loro territorio, che già comprendeva la Persia sino a Baghdad, all'Anatolia orientale e sud-orientale. Da quel momento l'Anatolia divenne per sempre territorio turco. I Selgiuchidi, nonostante fossero di provenienza islamica e avessero stretti rapporti con i Persiani e gli Asiatici, seppero tuttavia mantenere la loro arte e cultura, ottenendo con successo una sintesi fra l'arte turca e quella islamica, dando fra l'altro origine ad una elevata cultura umanistica in Anatolia. Certamente uno dei contributi più importanti dei Selgiuchidi fu l'arte del tessere tappeti annodati, abbelliti con disegni geometrici, animali stilizzati e l'albero della vita.
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Gli Ottomani (1.299-1.923), partendo come semplice tribù, riuscirono in breve tempo a svilupparsi politicamente e culturalmente. La loro crescita li portò a spingersi verso Costantinopoli, e approfittando dell'indebolimento del territorio europeo essi conquistarono tutto quello che faceva parte di quest'ultima importantissima città. La conquista di Costantinopoli nel 1.453 decretò la fine dell'impero bizantino, ponendo termine, secondo gli storici, al Medio Evo e dando inizio all'Età Moderna. Con gli anni l'impero ottomano allargò i suoi confini fondando uno dei più grandi imperi della storia: ad ovest fino alla Serbia e all'Ungheria, ad est fino alla Persia, al Mediterraneo orientale, e fino all'Egitto a sud. Con le sue caratteristiche tecniche e di sintesi, l'architettura monumentale ottomana sulle terre anatoliche toccò i livelli delle dimensioni artistiche della cultura universale, con una sintesi delle arti anatoliche e turco-islamiche. L'ultimo scorcio di storia tocca la Turchia moderna, con la guerra di indipendenza (1920-23) e la proclamazione della Repubblica (29 ottobre 1923), con il suo artefice, il generale Mustafà Kemal (soprannominato più tardi Ataturk, il padre dei turchi), che volle fare di questa nazione uno stato laico, moderno e ancorato all'occidente.
La Turchia dei nostri giorni, quasi un immenso cantiere, conserva però tutta la ricchezza del suo passato artistico e naturale, con il fascino delle sue tradizioni.
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EFESO
La visita di Efeso, prestigiosa metropoli ellenistico-romana,
sarà uno dei grandi momenti del vostro viaggio in Turchia. Sede del tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico, la prima fra le Sette Chiese d'Asia, ricordata nell'Apocalisse di S. Giovanni, fu sede del III Concilio (431) che proclamò Maria Madre di Dio. La città fu fondata dagli Ioni attorno al 1000 a.C. sulla costa del mare, presso la foce del Caistro (Küçük Menderes), quando il fiume non aveva ancora colmato l'estensione di terra che allontana attualmente la città di circa 10 Km dalla linea costiera.
La casa della Vergine (Meryemana)
Sulla sommità del Bülbüldagi (Monte dell'usignolo), a 7 Km da Selçuk, si trova una piccola cappella ove si ritiene che la Vergine Maria abbia vissuto fino alla sua morte. Gesù infatti, al suo ultimo respiro, aveva affidato sua madre a San Giovanni che, passato in Anatolia nel 37-48 d.C. insieme alla Vergine, secondo una tradizione antica si stabilì ad Efeso. Il luogo, scoperto nel secolo scorso grazie a rivelazioni d'una veggente tedesca, Katharina Emmerich, è stato visitato dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. È uno dei santuari più visitati del mondo. Situato nel folto di una boscaglia animata da piante secolari, da fontane, dai più rari esemplari di uccelli, può annoverarsi fra i luoghi più incantevoli della Turchia.
CAPPADOCIA
Al centro dell'altopiano anatolico, fra le città di favolosa, Kayseri e Nidge, si estende la strana e favolosa Cappadocia dal paesaggio insolito. Il suolo di questo vasto altopiano, costituito da un tufo di origine vulcanica, ha subito una intensa erosione e si è sminuzzato prendendo delle forme sorprendenti.
Dappertutto e a migliaia s'innalzano torri, colonne, coni, piramidi e guglie dalle forme deliranti. Ma la Cappadocia non è solo un prodigio della natura: l'uomo ha vissuto là. Le rocce, le piramidi e i dirupi sono crivellati da aperture che danno accesso ad abitazioni rupestri, a chiese, a monasteri, a città sottorranee scavate dai lontani discepoli di Gesù. La maggior parte delle cappelle è decorata con pitture dai colori splendenti evocanti gli episodi più significativi della Storia Sacra.
L’ORIENTE
L'immenso massiccio dell'Anatolia Orientale si stende dalla piana centrale fino ai picchi imponenti incappucciati di neve, in un ardito impasto di colori dove le tonalità calde del grigio si accendono con violenza in squarci di ruggine o del fulvo splendore del giallo.Con la sua natura anche la storia di questa regione è tormentata, come quella di una frontiera lungamente combattuta tra le culture occidentali e orientali, tra Romani e Parti, tra Bizantini e Sassanidi in uno scontro millenario che culmina nella conquista finale dell'Anatolia da parte dei Turchi Selgiuchidi. Sulle rive del lago Van, nella città omonima, si trovano le rovine di Urartu, l'antica cittadella; esse risalgono al primo millennio a.C. Sull'isola di Akdamar, che sorge sul lago, si trova infine la meravigliosa Chiesa della Santa Croce, chiesa armena del decimo secolo, mentre sulle rive del lago giacciono le rovine della medievale Ahlat. Tre città sorgono in quella che fu l'alta Mesopotamia, nel bacino del Tigri e dell'Eufrate. Si tratta di Diyarbalkir, con le sue massicce mura di basalto nero, Mardin, distinta dalla sua peculiare architettura medievale, e Harran, caratterizzata dalle sue strane case ad alveare, il luogo da cui Abramo partì, chiamato dal Signore, verso la Terra Promessa.
KONYA
Nel cuore dell'Anatolia, ai piedi delle montagne del Tauro, si estende la pianura di Konya, culla di antichissime civiltà. Qui, in mezzo alle foreste, che un tempo ricoprivano la piana, vivevano il toro selvatico e il leopardo, animali rappresentati nelle immagini sacre di Çatal Höyük, la più antica città del mondo. Essa risale infatti al 6500 a.C. Nel dodicesimo secolo la piana di Konya conobbe un periodo di grande splendore culturale quando la città divenne la capitale dei Turchi Selgiuchidi i quali, venendo dalle steppe dell'Asia Centrale, inflissero ai Bizantini una feroce sconfitta che segnò l'inizio dell'insediameno turco in Anatolia.
Sotto l'illuminato governo di Alâeddin Keykubat la cultura Selgiuchide giunse al suo apogeo, mentre l'arte volgeva a un perfetto equilibrio fra la purezza della linea e la ricchezza decorativa. In questo gioire d'arte e cultura si sviluppò uno dei più interessanti movimenti religiosi del mondo islamico, quello dei danzatori Dervisi, che faceva capo al poeta mistico Mevlâna Calâeddin Rumi, figura notevole e inquietante di eccezionale cultura e umanità.
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